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  • Sarah

Persefone | Sii Regina di te stessa

Ogni volta che inizio a lavorare con una Dea, mi rendo conto che tra i tanti messaggi, diversi tra loro, ce n'è uno sempre uguale: sei l'unica responsabile della tua vita, anche quando credi di non esserlo.


La storia di Persefone, più di altre, ci racconta di come le cose nella vita non sempre sono piacevoli come ci aspettavamo, ma possiamo sempre decidere come reagire e affrontarle.

Quando parliamo di responsabilità della propria vita, non sempre riusciamo ad accettare che ogni cosa è in nostro potere.

Ecco il primo passo da fare per diventare Regine della nostra stessa vita: comprendere che non sempre le cose sono come appaiono. Che a volte un cambio di prospettiva è esattamente quello che ci serve per vedere la realtà come è veramente e non come vorremmo che fosse. Se lo faremo, saremo in grado di cogliere le occasioni nel momento in cui si presentano alla nostra porta, non importa in che modo si vestiranno.

Quando riusciamo a vedere la realtà libera dai filtri della nostra mente, dei nostri desideri, delle nostre paure, scopriremo che anche i momenti freddi e bui della vita nascondono tesori inimmaginabili.

Troveremo lì, in quel momento, la nostra corona e potremo scegliere se indossarla o no.


La leggenda di Persefone


La leggenda racconta che Demetra, Dea del grano, dell'abbondanza e dell'estate, aveva una figlia, Kore, la personificazione della Primavera e della Giovinezza.

Kore si muoveva libera per i prati, sempre protetta dalla madre, che vegliava ogni suo passo. Un giorno Ade, il Dio dell'Oltretomba, la vide e si innamorò perdutamente di lei. Non sappiamo per quanto tempo osservò la ragazza, la sua innocenza e freschezza, il mito non lo dice. Quello che sappiamo è che Ade decise che voleva quella ragazza, la sua innocenza, la sua bellezza, nel tetro mondo degli inferi. Sappiamo che non poté fare a meno di lei, e che, sempre secondo il mito, la rapì, portandola via da sua madre.


Demetra era disperata e cercò dappertutto sua figlia, finché Ecate, che l'aiutava nella ricerca, scoprì che la ragazza era prigioniera nell'Altromondo.

Demetra chiese l'intervento di Zeus, padre di tutti gli Dèi, ma il Dio decise di non intervenire. Così, la Dea smise di far produrre grano alla terra, di fornire abbondanza, condannando gli uomini a morte. A quel punto, Zeus intervenne, richiamando Ade a giudizio.


Nel frattempo, la ragazza era rimasta prigioniera, evitando di parlare con il suo carceriere il quale, contrariamente a quanto potrebbe sembrare, fu sempre gentile e premuroso con lei, rispettando i suoi spazi e il dolore del distacco dalla madre. Ogni giorno le faceva arrivare cibi prelibati, ma Kore rifiutava di mangiare. Un giorno, colta dalla fame, tuttavia, assaggiò 6 semi di melagrana.


Una volta davanti a Zeus, Kore poté riabbracciare la madre, che subito le chiese se avesse assaggiato qualcosa durante la sua prigionia, poiché esisteva la legge secondo cui chi avesse mangiato qualcosa nel mondo degli Inferi non avrebbe più potuto venirne fuori. La ragazza confessò di aver assaggiato i sei semi. Zeus si trovò così costretto a scegliere se scatenare l'ira di Demetra o trasgredire a una legge che lui stesso aveva approvato. Così decise di permettere a Kore di raggiungere la madre per sei mesi all'anno. Gli altri sei mesi sarebbe rimasta nell'Altromondo, con Ade. Uno per ogni seme mangiato.


Fu così che Kore divenne Persefone, la Regina degli Inferi, al fianco di Ade, a cui fu sempre fedele. Così nacquero anche le stagioni come noi le conosciamo, perché nei sei mesi in cui Persefone torna dalla madre, i campi producono cibo e vita, mentre nei sei mesi in cui la figlia è dal marito, Demetra celebra il lutto e la sofferenza, impedendo alla terra di produrre quella bellezza che lei non può vedere più negli occhi della figlia.


C'è chi dice che in realtà Persefone amasse già profondamente Ade, e che accettò di buon grado la decisione di Zeus, contenta di non dover rinunciare a colui che amava.

E se non tutto fosse come appare?


Apparentemente, Persefone è vittima degli eventi. Viene spontaneo chiederci cosa abbia da insegnarci, dal momento che il mito la presenta come una vittima, sottoposta al volere degli altri, della madre prima, poi di Ade e infine di Zeus.


Ma siamo proprio sicure?

Esistono molte Dee indipendenti, forti, ribelli. Il contrasto con Persefone sembra essere stridente, ma proviamo ad andare a fondo della storia e a vedere le cose attraverso i suoi occhi. Quando ancora viene chiamata Kore, che non è nemmeno un nome ma un titolo che significa fanciulla, può esplorare il mondo apparentemente libera e protetta. Ma se guardiamo più a fondo nei suoi occhi, vediamo una ragazza che sta crescendo, che scalpita per trovare il suo posto nel mondo. Osserva tutto con la curiosità di chi ha bisogno di capire e imparare.


Probabilmente Ade non si limita solo ad osservare la ragazza. Si dice che nei lunghi pomeriggi assolati, la ragazza e il Dio abbiano parlato a lungo, mostrando uno all'altra il proprio cuore, i propri desideri. Alla fine Ade chiede alla ragazza di seguirlo. Kore tentenna, ma poi accetta. Vuole dimostrare al mondo chi è. Solo che la vita negli Inferi non è come si era aspettata. Le manca sua madre. Il mondo in cui si trova è buio e oscuro, freddo e pieno di lamenti. Ha paura.


Ma è orgogliosa, così non vuole cedere alla gentilezza di Ade, anche se piano piano la sua discrezione la conquista. La presenza di Ade non è invadente e sentita come quella di Demetra. Lui rispetta i suoi tempi e i suoi desideri. Poco a poco Kore si rende conto che sta imparando di più nella sua prigione che in tutte le sue corse di ragazza. Accetta il suo dolore e diventa nel suo cuore Persefone, colei che trasforma.


A quel punto è pronta per mangiare i semi della melagrana, simbolo della Grande Madre. La metamorfosi è completa. Non è più Kore, subordinata alla madre, ma è Persefone, compagna di Ade. A quel punto, vista in questo modo, Zeus non può fare altro che prendere atto della decisione di Persefone, che di diritto entra nella rosa delle Dee, non più come figlia ma come Regina.


Capita spesso, nella vita, di vivere situazioni in cui le cose non vanno come avremmo voluto. Forse vorremmo "prendere il volo", ma lasciare la nostra zona comfort è difficile, in fondo è bello sentirci al sicuro, protette. Eppure la vita ci affascina, con il suo lato profondo ma anche con quello oscuro ed è quello oscuro che, ogni volta, ci costringe a metterci in gioco, a crescere.

A quel punto la scelta spetta solo a noi. Saremo vittime degli eventi, che rimpiangono ciò che erano, o diventeremo regine della situazione?


Le regole del gioco

  1. Abbi coraggio: Per prendere coscienza del proprio potere, Persefone deve avere il coraggio di abbandonare l'ala protettiva della madre e accettare il lato difficile della vita.

  2. Conosci te stessa: Il soggiorno di Persefone agli Inferi la costringe a prendere contatto con se stessa, sia le parti più luminose che quelle oscure. Deve comprendere che non è più Kore, ma si sta trasformando in qualcun altro.

  3. Osserva: Il buio mondo in cui Persefone decide di vivere racchiude molto più di quello che appare a una prima occhiata. Ciò che sembra freddo e sofferente è in realtà un mondo pieno di ricchezza e bellezza.

  4. Trasformati: Kore non può essere regina. E' troppo giovane e inesperta e non sa vedere il mondo nella sua interezza. Ecco perché per poter regnare deve diventare Persefone.

  5. Accetta: Una vittima non sa accettare gli eventi della vita, e se non li accetta non può trasformarli. Una Regina ha invece questo potere: accetta ciò che accade e quindi può modificare se stessa e la sua vita.

  6. Ama te stessa: La storia di Persefone è una storia di Amore. Kore impara ad amare il proprio lato oscuro, riflesso in Ade, e questo le permette di diventare la Regina della propria vita. L'Amore e solo l'Amore vince.


La voce di Persefone


"Non m'importa chi tu sia, quanti anni tu abbia o quale sia la tua vita. Io sono colei che è stata accanto a ogni tuo passo, la sposa e la bambina che ti ha condotta sui prati della primavera e nelle profonde notti dell'inverno. Sono la fanciulla che rinasce e la regina del ghiaccio. Io sono la neve e la pioggia, il sole e il calore dell'estate.


Ho camminato al tuo fianco quando stavi scoprendo la vita, gioendo della tua meraviglia. Ogni fiore, ogni animale, ogni giornata di sole, è stato un dono che ho assaporato insieme a te. Sono stata la sicurezza e la quiete. Protetta dalle ali materne, ho rivolto a te quella protezione, perché tu potessi essere libera di esplorare.

Ma, come te, non ho potuto accontentarmi.


C'era qualcosa, nello sbocciare dei fiori, che mi raccontava del loro dolore. Il raggio tiepido del sole mi narrava del suo incontro con la notte e di ciò che poteva apprendere dal cammino delle stelle. Il canto degli uccelli non era solo gioia, c'era la sfumatura della pena straziante. Ho voluto comprendere. Ho voluto specchiare me stessa in quei racconti.

E così lo vidi.

Potente e forte, ma dallo sguardo gentile e compassionevole. Oscuro, ma con una luce negli occhi che mai avevo visto prima.


Il Dio dell'oscurità e della morte era venuto a trovarmi e io non seppi fuggire.


Più guardavo nei suoi occhi e più vedevo me stessa.

Così, senza sapere come, mi sono ritrovata tra le sue braccia e ho capito una cosa: non volevo andarmene.


In quel momento, sono stata come te, quando ti accorgi che la vita nasconde più di ciò che rivela e decidi di voler andare a fondo. Sono stata come te, quando lasci che la vita ti invada con tutti i suoi colori e sapori e scopri che sei cresciuta e la protezione non c'è più. Scopri che devi proteggerti da sola, ma che quello che stai sperimentando vale molto più di una corsa nei prati sotto il sole.

Scopri il dolore e l'angoscia e tramite loro cresci e ti trasformi.

Così ho fatto io.


Mi sono trasformata, sono diventata Regina. Ho preso in mano la mia vita e sono state le tenebre a mostrarmi la strada.

Curioso, no? Ci hanno sempre detto che dovevamo star lontane dall'oscurità.

Eppure, in questo mondo oscuro e freddo ho trovato me stessa.

E sono ancora con te, adesso, mentre attraversi le oscure notti della tua anima, quando credi di essere sola e di non avere nessuna speranza. Io sono lì. A ricordarti che sei Regina, come me.

A ricordarti che sei Dea."


E tu?

Quale che sia la tua situazione, puoi prendere la tua corona e decidere di essere Regina. Ma non sempre è facile farlo da soli. A volte abbiamo bisogno di qualcuno che conosca la strada e sappia accendere la luce per mostrarcela. Questo è quello che faccio con le mie storie e il mio lavoro. Se vuoi saperne di più e scoprire come posso aiutarti, scrivimi qui.

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