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  • Sarah

Spes, ultima Dea. Quando la Speranza non muore


Quando gli Dèi decisero di abbandonare la Terra e gli uomini, per andare a vivere nell'Olimpo, al sicuro da tutti i mali del mondo, una sola Dea rimase in mezzo al genere umano, per aiutarlo e confortarlo. Spes, ultima Dea. Cosa insegna oggi il suo archetipo? Soprattutto, cos'è davvero la Speranza?


Il mito e la sua vera origine

Secondo il mito greco, Pandora era la prima donna creata dagli Dèi. A lei fu affidato il compito di portare la rovina agli uomini (colpevoli di essere troppo simili agli Dèi). Fu Zeus, con l'inganno, a convincerla ad aprire il vaso che conteneva tutti i mali del mondo. Secondo una versione della storia, Pandora, accortasi di ciò che aveva fatto, richiuse il vaso, appena in tempo per non far scappare via Elpis (o Spes, per i romani), la Speranza. Che così restò tra gli uomini. Secondo una seconda versione della storia, Spes decise consapevolmente di restare sulla Terra, nel momento in cui tutti gli altri Dèi scelsero di abbandonarla.

Questo mito, tuttavia, ha un'origine molto più profonda: Pandora era in realtà il nome di una divinità preolimpica, le cui sacerdotesse erano custodi di conoscenza. Ad esse era affidato un cesto, uno ognuna. Solo in uno di essi era nascosto un serpente, e solo colei che lo trovava poteva pronunciare oracoli in quanto preferita dalla Dea. E qui c'è la prima lezione: l'azione di Pandora, condannata dal sistema patriarcale, perché la curosità, si sa, è donna ed è la causa di ogni male, nel sistema matriarcale invece è benedetta. Essa rappresenta la ricerca della conoscenza (simboleggiata dal serpente), e come tale non ha bisogno di speranza... è la speranza stessa.


Il vero volto della speranza

Quando tutti gli Dèi se ne vanno, resta lei, Spes, ultima Dea. Da qui nasce il detto che tutti conosciamo, anche se un po' trasformato.

La speranza è l'ultima a morire. Finché c'è vita c'è speranza.

Tuttavia, questa trasformazione ha reso il concetto di Speranza un po' diverso da quello che era in origine.

Spes rimane tra gli uomini. Lo fa per confortarli e aiutarli. Non per essere guardata con sospiri e gemiti.


"Speriamo!"

Questa è una delle esclamazioni che sento più spesso. Desideriamo qualcosa, abbiamo un obiettivo, passiamo un momento difficile, e diciamo "speriamo che...." Speriamo che accada...

Speriamo che capisca...

Speriamo che....

Non c'è nulla di male nel fatto di sperare ardentemente in qualcosa. Ma quando questa speranza diventa attesa passiva, c'è qualcosa che non va.

La speranza, la vera speranza, è una forza motivante. Spinge a fare qualcosa, non a restare fermi, in attesa.

Spes, la Speranza, è colei che ci porta a trovare soluzioni, scavalcare ostacoli, creare nuove strade. Lei ci mostra il risultato, così chiaro e preciso che ci sembra di aver già raggiunto il traguardo.


L'atleta che spera di vincere una medaglia non si limita a sperare che accada: si allena giorno dopo giorno, per ore, ed è proprio per quello che può sperare di fare una buona gara e vincere una medaglia. L'artista che spera di esporre le sue opere in una galleria non si limita a sperarlo nella sua mente, ma dipingerà quadri su quadri e li farà conoscere al mondo e solo allora potrà immaginare una realtà in cui i suoi quadri siano apprezzati ed esposti.

Spes rappresenta la certezza che possiamo ottenere ciò che vogliamo, non per qualche intervento esterno, ma perché noi ci impegniamo a fare qualcosa, fosse anche solo aprire il vaso della nostra curiosità e scoprire cosa possiamo creare nel mondo, ricordando che non esistono problemi o difficoltà troppo grossi da non poter essere superati.

Lavorare con Spes aiuta a vedere il vero volto della Speranza, a viverla giorno dopo giorno.


In che modo possiamo lavorare con Spes?

L'autoanalisi è spesso il primo passo da compiere quando vogliamo integrare l'energia di una Dea (ovvero, scoprirla dentro di noi a capire come esprimerla).

Ecco un esempio:


  • Scegli una delle battaglie o delle difficoltà che stai affrontando in questo momento


  • Prova a farti queste domande:

  • Posso vedere le cose da un punto di vista differente? (di solito, questo aiuta a vedere strade che altrimenti non avremmo notato, o a renderci conto che forse quel problema non è così impossibile da superare come invece pensavamo)

  • Qual è la mia speranza? (in altre parole, ora che hai un nuovo punto di vista, cosa pensi che sia possibile raggiungere/ottenere?)

  • In che modo posso muovermi in avanti per raggiungere il mio obiettivo? (a questo punto non è più una speranza, ma un vero e proprio obiettivo su cui lavorare)


  • Stabilisci un piano di azione e poi seguilo (un obiettivo senza una strategia resta sulla carta, mentre se crei un piano di azione hai più possibilità di realizzare ciò che vuoi).

Come posso aiutare?

Tanto tempo fa mi sono fatta questa domanda. E la risposta a quella domanda è stata la mia speranza. Ho preso i miei problemi, e li ho visti da un'altra prospettiva. Quello che stavo vivendo poteva essere usato per aiutare altri? Potevo trasformare il dolore in qualcosa di buono, la sconfitta in una vittoria per me e per altri? Una volta viste le cose in questo modo, è stato facile vedere la mia speranza: un giorno io avrei fatto qualcosa che mi permettesse di aiutare gli altri, usando tutto quello che stavo imparando.

Il piano d'azione è stato immediato. Decidere cosa studiare, come impegnarmi... non è stato importante avere subito le idee chiare, molte cose le ho corrette strada facendo, molte altre cambieranno e altre ancora resteranno sempre uguali. Perché la speranza è lì, come un faro, e io so che per realizzarla devo seguirne la luce.

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Vuoi sapere come posso aiutarti? Scrivimi qui.

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